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Comune di di MONTEDINOVE
Cap: 63069 - Il suo č un territorio totalmente Montano

Montedinove č un Comune Piceno di 544 ab. - posto ad un'altitudine di 561 m.slm in zona definita Collina interna.
La superficie del territorio comunale č pari a 11,9 Km.q con una densitą di 45,7 ab.Kmq

Visitare Ricettivitą Montedinove


Montedinove sorge tra le valli dell’Aso e del Tesino, sul colle più alto della zona, a soli 3 Km da Montalto. Scavi archeologici anche recenti hanno portato alla luce nei suoi dintorni tombe picene con corredi funerari; una parte degli oggetti è stata raccolta dall’Archeoclub e depositata in Municipio. Secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi del sito della misteriosa Novana, città romana che Plinio il Vecchio colloca nel Piceno interno e di cui non è stata ancora trovata l’ubicazione. Una seconda ipotesi colloca questa città nella zona di Carassai o non lontano dal santuario di Monterinaldo. Il territorio di Montedinove fa parte della donazione che il feudatario Longino di Azzone fece nel 1039 all’abate di Farfa, e furono proprio i Farfensi a costruire nel XII sec. Le fortificazioni che oggi danno al paese una conformazione quasi circolare. La cinta muraria aveva due porte: la Porta dei Monti, non conservata, e la Porta Marina, costituita ormai dal solo arco di passaggio. Intorno al 1240 il castello assediato tenne testa per ben due anni all’esercito del re Enzo, figlio di Federico II, guidato da Rainaldo d’Acquaviva, e per questo sembrò giusto ribattezzarla come Porta della Vittoria. L’istituzione del comune risale al Xlll sec. L’illuminato dominio farfense esercitò un ruolo positivo nell’economia cittadina, incoraggiandone le l’attività. Fiorirono cosi le Corporazioni di Arti e Mestieri; quella dei sarti ha lasciato una sua traccia nell’archivolto in cotto di un portale trecentesco con lo stemma della propria Congregazione. Dopo la soppressione del Presidato entrò a far parte di quello di Montalto, costituito da Sisto V nel 1586. La struttura urbana è caratterizzata dal caldo colore dei laterizi degli edifici e si raccoglie intorno alla piazza principale sulla quale si affacciano il Comune, la chiesa di S. Maria de Cellis e la chiesa di S. Lorenzo. Il Palazzo Comunale è il risultato di successive ricostruzioni. La facciata con porticato e un campanile a vela in aggetto venne rifatta alla fine del Settecento. Di fronte il portale gotico, oggi murato, con due leoncini stilofori in travertino e un arco in cotto con l’agnello di S. Giovanni e un iscrizione del 1358. La data si riferisce ad una precedente cappella della Misericordia posta trasversalmente alla piazza. Alcuni simboli che vi sono stati scolpiti: la croce, il cerchio e la margherita a cinque petali, sono stati messi in relazione con l’ordine dei Templari. Tradizionalmente si vuole che il portale provenga dalla chiesa del SS. Crocifisso posta ad un livello inferiore, con cui a analogie strutturali. Il nome le deriva dal Crocifisso, che era collocato in una pregevole cornice barocca con girasoli, oggi nella chiesa superiore; alle pareti resti di affreschi trecenteschi. L’interno di S. Maria de’Cellis, dal bel pavimento in cotto, conserva anche una croce astile anche essa del XlV sec. E un affresco della Madonna della Misericordia datato 1512, realizzato con lo stesso cartone che servì per l’affresco della chiesa di S. Maria in Viminatu a Patrignone. La chiesa di S. Lorenzo con la facciata incompiuta è opera di Pietro Maggi (1786-1797) e venne costruita su una chiesa più antica; l’interno è decorato con stucchi del ticinese Domenico Fontana. Nel borgo, oltre ai resti di un torione, si nota un’abitazione con una elegante loggetta di ispirazione rinascimentale, ma del XVlll sec. Al di fuori del centro abitato, sulla via Cuprense, nel XVll sec. Sorse il santuario di S.Tommaso Becket, il coraggioso santo inglese fatto uccidere nel 1170 da Enrico ll nella cattedrale di Centerbury. Il suo culto è molto sentito: viene invocato dai fedeli soprattutto per le malattie delle ossa. Il legame con questo grande personaggio era molto più stretto e soprattutto più antico: il santo aveva inviato in dono al vescovo di Fermo Presbitero, suo compagno di studi all’università di Bologna, una preziosa casula di manifattura araba del Xll sec. Ricamata in seta e oro e conservata nella cattedrale di Fermo.